TTV: generare interferenze all'infinito

Intervista di Andrea Glorioso. Torinesi di nascita, i fratelli Tobia e Tommaso Valle sono in arte conosciuti come TTV e hanno iniziato a esibirsi in live set che sono il sunto delle rispettive formazioni musicali, intessute di generi come soul, funk, jazz, soundtracks d’annata, samba, bossanova e house. Dopo una serie di performance, hanno avviato una serie di collaborazioni (tra cui Media Records di Brescia, Piemontegroove) e sono diventati prima resident dj dell’albergo Le Méridien Turin Art+Tech di Torino e poi dj ufficiali per il Berlinale Talent Campus Party del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, oltre a essere all'inizio del 2006, durante le Olimpiadi invernali, i dj ufficiali dei due hotel che durante i giochi ospitano i membri del International Olympic Committee.

Cosa vi ha spinto ad utilizzare una licenza Creative Commons per rilasciare due delle vostre tracce?
"Critters: the intro" è stata la prima traccia che abbiamo rilasciato sotto licenza CC. È stata inserita nella nuova tripla raccolta di Piemontegroove, la community che promuove a livello internazionale e nazionale la musica elettronica piemontese contemporanea. La licenza CC ci ha permesso di rendere questo nostro pezzo fruibile da tutti, con chiare e semplici condizioni e a costo zero: come promuoverlo meglio di così? La seconda traccia, "8 interferences", è stata realizzata nell'ambito del vasto progetto Interferenze fra la città e gli uomini, che si è concretizzato in spettacoli teatrali, in un libro e in un sito. I concetti guida di questo progetto sono l'interazione, il "crossover" fra generi diversi, l'interferenza. Abbiamo pensato di utilizzare otto fra brani e campioni rilasciati sotto CC per realizzare una nuova traccia, a sua volta utilizzabile da altri per creare opere derivate e continuare potenzialmente a generare "interferenze" all'infinito. Non a caso è stato scelto l'"8": è anche il simbolo dell'infinito.
Come mai avete scelto l'opzione NC (NonCommerciale) tra le varie possibilità offerte dalle licenze CC?
Dietro un'opera, indipendentemente dal suo valore intrinseco, sia essa semplice o complessa, banale o innovativa, ci sono un pensiero e quindi una parte dell'anima del suo creatore. Troppo spesso, purtroppo, le opere d'arte sono concepite e realizzate come oggetti di consumo da mettere sul mercato. Crediamo che si debba ritornare a creare senza avere in testa quanto si potrà ricavare dall'opera prodotta. Questo per essere romantici. Per essere pragmatici, nessuno ci impedisce, una volta rilasciata un'opera con l'opzione NonCommerciale, di firmare una liberatoria e vendere un pezzetto della nostra anima a chi vogliamo noi.
Come mai avete scelto l'opzione SA (Condividi allo stesso modo) tra le varie possibilità offerte della licenze CC?
Semplicemente, per promuovere la linea di pensiero che ci ha portato ad utilizzare le CC.
Pensate di rilasciare altri brani sotto una licenza CC in futuro?
Considerato il riscontro molto positivo, speriamo in misura sempre maggiore.
L'industria musicale sembra particolarmente accanita nell'attaccare i "pirati" che copiano musica, online o meno. Come autori e artisti, non pensate che l'utilizzo di una licenza CC - dando dunque il permesso agli utenti di copiare e ridistribuire le vostre opere, sia pur a determinate condizioni - possa penalizzarvi?
Bastano le dita di una mano - e anche meno - per contare le multinazionali che controllano la quasi totalità del mercato musicale. Queste industrie fanno enormi investimenti per promuovere gli artisti che hanno sotto contratto. Negli anni hanno innescato un processo per cui la ricchezza (economica) di un artista è diventata proporzionale alla sua notorietà,e non esclusivamente in relazione alla qualità delle sue opere. Da una parte, le major e le case discografiche devono proteggere questi investimenti, dall'altra ottenere il massimo possibile dallo sfruttamento dei diritti connessi alle opere immesse sul mercato.
Questa azione di promozione su scala planetaria diventa però un'arma a doppio taglio: più saranno le persone che vorranno fruire delle opere promosse, più sarà alto il numero di coloro che cercheranno di procurasi queste opere nel modo più semplice ed economico possibile, vale a dire copiandole e scambiandole (e oggi la tecnologia ha reso estremamente semplici queste operazioni).
Copiare e ridistribuire brani musicali è oggi considerato pirateria, ma a nostro avviso c'è una notevole differenza tra il farlo a fini di guadagno o per il semplice desiderio di ascoltare qualcosa di nuovo. Questa differenza viene troppo spesso azzerata nelle campagne contro la pirateria. È davvero utopistico pensare di pervenire a un controllo di legalità per ogni brano ascoltato, giorno dopo giorno, da ogni singola persona. Eppure, è proprio questo che si sta tentando di fare.
In un simile scenario, le industrie discografiche, con le loro grandi risorse, sono le sole entità che possono riuscire in qualche modo a tutelare le opere dei loro cataloghi. Non possono certo farlo gli artisti indipendenti, soprattutto quei giovani talenti, prime vittime delle copie illecite stando ai messaggi delle campagne antipirateria. Poter distribuire con facilità, economicità e nella legalità le proprie creazioni: questo è il grande strumento che offrono le
licenze Creative Commons a chiunque voglia farne uso. Per questo noi le abbiamo scelte e utilizzate, con l'intento di diffondere e fare conoscere il più possibile le nostre opere. Se queste non avessero successo, non ci perderemmo nulla, mentre se noi avessimo tentato la "via commerciale", avremmo in ogni caso dovuto sostenere dei costi notevoli per farlo. Se il nostro lavoro avrà successo, invece, i guadagni arriveranno in maniera meno "diretta" ma più controllabile. Per capirci: gli ingaggi delle serate aumenterebbero, qualche agenzia pubblicitaria potrebbe essere interessata ad acquistare un nostro pezzo... Non crediamo davvero che rendere le nostre opere più facilmente distribuibili possa in alcun modo penalizzarci.
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