Lello Voce: l'epica della ricerca sotto Creative Commons

Scrittore, poeta, musicista e molto altro ancora. Definire poliedrico un artista come Lello Voce non solo è corretto, ma è quasi doveroso di fronte a un utilizzo così articolato e coerente di strumenti espressivi differenti. Trentanove anni, napoletano che vive a Treviso, ha un curriculum da urlo e l'interpretazione della realtà nel sangue. Ma tutto questo forse lo interpreterebbe come un tradimento, a leggere questa intervista, se apponesse lucchetti che trasformano ciò che crea in mero prodotto commerciale. E avanti allora con le licenze Creative Commons.

Poesia, letteratura, critica, inchieste, sceneggiature. Il tuo curriculum è eterogeneo e ricco di esperienze. Come ti sei avvicinato a ciascuno di questi ambiti e che percorso hai seguito?

Sono tutti aspetti legati a quello che per me è un bisogno primario: comprendere il reale e se possibile, con i miei modi, con i miei stili, comunicarlo. Credo di essere fondamentalmente un poeta, uno che lavora, per essere precisi, mescolando le sue parole e la sua voce alla musica e alle immagini. Ma anche le mie altre attività sono collegate a tutto ciò, che si tratti di scrivere un romanzo, o intervenire su un quotidiano, o invece organizzare un festival letterario. La scommessa è sempre quella: scoprire una piega inedita, scomoda, inaspettata del reale e comprenderne il senso.

Sul tuo sito si parla di piazza Alimonda, di minacce neofasciste, di tematiche ambientali. E nelle tue opere il richiamo politico e sociale è forte. Come integri gli aspetti artistici e quelli derivanti dalla realtà in cui sei calato?

Sono da sempre un poeta "civile". Oggi magari la cosa può sembrare più normale ma tra gli 80 e i 90 non era così, al punto che c'è stato chi (molti) ne faceva una pecca del mio lavoro artistico. Quasi peccassi di cattivo gusto. Sia chiaro, non credo che la poesia possa mutare il reale, essa - la mia almeno - è conscia dell'effimero dell'arte nei confronti delle macrostruttura, ma anche del suo valore nella strutturazione degli immaginari, che per molti versi, nelle società dello spettacolo, a loro volta, soli, possono influenzare e modificare le macrostrutture, nel loro trasformarsi in scelte, stili di vita, comunicazione, consumo, eccetera poiché, oggi più che mai, la prassi inizia e si fonda nell'immaginario. Tutto ciò, ma non è questa la sede, credo, per affrontare un problema di così vasta portata, ha, o può avere, come sua conseguenza lo sviluppo di un'epica 'nuova', orfana di valori certi, ma affamata d'utopia, un'epica di ricerca, nel significato letterale del termine: un'epica, se si vuole, della ricerca. Per altro verso io, oltre che poeta, sono un uomo normale, normalemente politico, e così in quella piazza, in quel giorno a quell'ora c'ero e ho tentato, anche usando gli strumenti della controinchiesta, di capire cosa diavolo fosse successo per davvero, al di là delle menzogne del potere.

Quando è nato il tuo rapporto con la rete e come si è evoluto? Come hai trovato nella dimensione digitale e come questa ha influito sulla tua produzione artistica?

Ho iniziato a navigare un decennio fa, ma solo da poco, direi 3 o 4 anni frequento la rete con assiduità. L'episodio nel quale la rete ha più da vicino influenzato il mio lavoro artistico è stata la stesura del romanzo Cucarachas, interamente scritto in Web. Cucarachas è stato scritto interamente in diretta on line sul sito RaiSatZoom nel corso dell'anno 2000. Si è trattato della prima esperienza del genere al mondo, almeno credo. Collegandosi al sito si accedeva ad una cam che trasmetteva l'immagine dell'autore al lavoro, mentre su un altro schermo, molto più grande, si aveva l'immagine del desktop su cui scrivevo e si assisteva in diretta al flusso della composizione. Scrivevo nell'introduzione che accoglieva il visitatore nella home page del romanzo: subito dopo una citazione da Baudelaire, L'ispiration c'est de travailler touts les jours: "Spiare il farsi dell'opera,
i flussi di parole e di pensieri, le varianti che si annullano a vicenda per formare quella superficie del testo che in realtà è stratificazione di aleatorietà e progetto, lavoro quotidiano, operaismo dell'ispirazione, andare a monte del testo, sbirciare sul suo farsi e, insieme, vedere il corpo vivo che scrive, la materialità del suo farsi parola, segno scritto: questo è ROMANZOOM, se proprio volete, una versione continiana del Grande fratello. Ma là dove l'occhio delle telecamere commerciali poteva scrutare solo la pornografia dei glutei nudi di Marina o dei muscoli di Taricone, ROMANZOOM accede all'osceno della quotidiana, tantalica fatica che chiamiamo fare letteratura". Se vuoi ho provato a fare una sorta di street Tv letteraria via Web.

Il tuo romanzo Il Cristo Elettrico, oltre che essere disponibile in libreria, è anche scaricabile dalla rete. Chi è il Cristo Elettrico? E perché questa decisione? Quale strumento giuridico hai scelto per tutelare il tuo lavoro senza limitare le libertà dei tuoi lettori?

Il cristo elettrico siamo tutti noi inchiodati da catodi scintillanti sulla croce virtuale che chiamiamo società globale. Ed è in rete, come tutte le mie cose, perché credo che le idee, i sogni, gli incubi, l'immaginazione, l'arte la cultura non siano proprietà di nessuno, altrimeti si rischia di ucciderle, trasformandole definitivamente in merce. Ho scelto la formula Creative Commons perché penso che sia giusto tutelare la paternità delle opere, permettendo inoltre la loro diffusione libera e gratuita. Non che sia contrario al no-copy di principio, ma mi sono accadute cose singolari: c'è stato chi ha prelevato scritti miei e li ha riportati, senza citare la provenienza, sul suo sito, un sito protetto da copy. A quel punto paradossalmente ero io ad essere in difetto. Avevo permesso a qualcuno di rubarmi le idee e di farle proprie, senza aiutare in alcun modo la circolazione libera dei saperi.

A qualche settimana dalla sua uscita, puoi già trarre qualche bilancio del rilascio del romanzo in termini di download e di rapporto con i lettori? I feedback che ricevi sono in qualche modo diversi nel caso di un libro sul quale solo alcuni diritti sono esclusivi?

Direi di no, per quanto è ancora presto per capire come stia andando. Anche per quanto riguarda il mio prodotto precedente, il CD Fast Blood, affidato a una grande distribuzione, la SELF, non mi pare che la distribuzione libera abbia dannegiato le vendite. Anzi credo che abbia funzionato, sostanzialmente, da volano "pubblicitario".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? A cosa stai lavorando e a cosa lavorerai? Su questi progetti, quanto influirà la linea della "libertò di cultura" invece che quella del "tutti i diritti riservati"?

Essenzialmente al prossimo disco, che credo sarà pronto nel 2007 e poi alla prossima edizione del Festival internazionale di poesia che dirigo, absolute poetry. Tutto sarà, come sempre, in CC. Il lupo perde il pelo non il vizio alla condivisione dei saperi.

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