Dalle pagine del blog di Lawrence Lessig è partita nei giorni scorsi una discussione che coinvolge i cittadini, il mondo della politica e la protezione dei diritti d'autore.
La campagna elettorale per le primarie dei diversi partiti e le elezioni del presidente degli Stati Uniti nel 2008 è cominciata, e in TV si alternano politici di tutti gli schieramenti che occupano tribune più o meno importanti presentando idee e programmi agli elettori. La tribuna politica televisiva è quindi sempre di più la vera arena dove si giocano le sfide più interessanti e decisive per le sorti elettorali.
A differenza di tutte le passate elezioni, però, la situazione attuale dei media porta a considerare un altro fattore: il modo in cui le registrazioni di queste tribune possono essere usate dai cittadini, destinatari ultimi del messaggio politico. La riflessione di Lessig parte da una considerazione, contenuta nella lettera/petizione inviata ai direttori delle campagne elettorali dei due partiti maggiori (Democratici e Repubblicani): le nuove tecnologie hanno reso la democrazia più accessibile, e i politici ancora più responsabili di fronte all'elettorato. Diffondendo attraverso i blog o le piattaforme di sharing (es. YouTube) estratti video dei dibattiti politici per le elezioni presidenziali, si aumenta il livello di democrazia e si alimenta un dibattito tra i cittadini/elettori, che potranno fare la loro scelta elettorale basandola su una quantità di informazioni maggiore e migliore. Nelle due lettere inviate ai comitati elettorali dei Repubblicani e dei Democratici, Lessig e gli altri firmatari (tra cui Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, Tim Wu, professore di diritto alla Columbia University, Cory Doctorow, e moltissimi altri personaggi del mondo accademico, politico e dell'informazione) chiedono ad entrambi di non permettere che si svolgano tribune politiche televisive se non a patto che le registrazioni possano essere successivamente utilizzate dai cittadini, immettendole nel pubblico dominio o rilasciandole con una licenza Creative Commons "Attribuzione". I cittadini potranno quindi modificare, copiare e diffondere attraverso gli strumenti che ritengono più adatti i video dei dibattiti per le elezioni presidenziali.
Le risposte alla petizione non si sono fatte attendere: Barack Obama, tra i favoriti per le primarie democratiche, ha inviato a sua volta una lettera al direttore della campagna elettorale dei Democratici aderendo alle idee espresse nella petizione di Lessig; poco dopo, John Edwards, ex senatore democratico, ha aderito a sua volta, così come il senatore democratico Dodd. Tra i repubblicani, l'unica voce ufficiale che fino ad ora ha preso posizione favorevole sull'argomento è quella recentissima del congressman Livingstone. Prima di lui, forse sorpresi dalle mancate reazioni fino a quel momento, numerosi blogger e attivisti repubblicani avevano già aderito alla petizione (tra gli altri, John Hawkins di Right Wing News e Matt Margolis di GOP Bloggers).
Le risposte dei network non hanno tardato ad arrivare: MSNBC ha dichiarato la propria disponibilità ad avviare un dialogo costruttivo per modificare la propria policy; Fox ha invece deciso di non modificare la propria policy, tenendo quindi intatti tutti i diritti d'autore sui dibattiti. Ma la vittoria più importante è stata raggiunta quando la CNN, il maggior network di informazione americano, ha annunciato con un comunicato che renderà disponibili al pubblico per l'utilizzo senza restrizioni i dibattiti che si terranno ad inizio giugno.
Mentre la campagna entra nel vivo, si attendono le risposte dei comitati elettorali e degli altri network che ospiteranno le tribune politiche. E' il momento, secondo Lessig, che i comitati elettorali e i leader dei rispettivi schieramenti prendano una posizione. Si chiede ad esempio come mai Hillary Clinton, candidata democratica per le primarie democratiche e maggiore avversaria di Barack Obama, non abbia ancora preso posizione, così come non hanno preso una posizione i leader repubblicani.
La discussione e il dibattito si fanno quanto mai interessanti anche per le possibili conseguenze che una presa di posizione dei leader potrebbe avere in altri paesi: non sarebbe facile per i network e i leader politici dei paesi europei prendere una posizione di chiusura se negli Stati Uniti la petizione di Lessig dovesse avere gli effetti sperati.